Finito di stampare nel maggio 1998
in poche copie a cura dell'autore







L'incontro fra il prof BlRO FADU (in ungherese è regola che il cognome preceda il nome) e il pitt. AROLDO MARINAI avviene in un'atmosfera di perfetta rilassatezza, a Serrazzano, di fronte a un focarile frusciante di legna in lenta combustione, piccoli rumori ovattati, buio di prima notte fuori dalle finestre, allegre "margaritas" nei bicchieri appannati. E' dicembre, 1996. Ci sono stati incontri precedenti (ma non ce ne saranno di successivi). La scritt. LOLA G. MONTEZ, discretissima e senza sorriso, ormai quasi cieca, fa da interprete quando è necessario.

 

 

 

BF- Vediamo. Lei già nel '58 intagliava piccole sculture in cacio Reggiano
AM- "Formaggio Parmigiano"
BF- Ah ecco, appunto, SNUT, Parmigiano Reggiano. Un po' sghembe, devo dire, e dalle forme rudimentali. Poi nel '61 incollava classifiche discografiche inglesi - New Musical Ex-press, Pop Weekly, Elvis Monthly - su barattoli vuoti di ceci o conserve di pomodoro
AM-
BF-…Non ha piacere di parlare di questo periodo?
AM- E' che mi stupisco della sua conoscenza di questi dettagli. Nessuno ne sa nulla, praticamente
BF- ARF beh, questo è un complimento per il nostro diparti-mento. Sì, molto scrupolosi e molto attenti, questo va detto
AM- In precedenza avevo lavorato sulla classifiche di ipotetici Giri Ciclistici d'italia giocati con "tappini" o biglie di terracotta. Tutta una trasposizione laboriosissima, maniacale e completamente fine a se stessa. E avevo anche lavorato con cadaveri di piccoli animali in decomposizione e marcescenza. Lo stato colliquativo mi affascinava, e anche l'effervescenza vitale dei vermi. Ero attratto dalla relazione tra il corpo morto e la vita che se ne riappropriava
BF- Lei dice sempre "lavorato", "lavorare". Era un lavoro?
AM- Ah. Mah. In verità non lo concepisco il lavoro. Si trattava di qualcosa che facevo. Poi ho scoperto che le cose, le cose che la gente fa, le chiama "lavoro". E mi sono adeguato. lo mi adeguo sempre...
BF- Ecco, SNUT, da questo mi pare di capire che lei sia tuttora convinto di essere un ex-mezzautistico
AM- Insomma, io non lo so se ci si possa definire "ex". Penso di essere stato mezzautistico - qualcosa del tipo - e quindi di esserlo tuttora, in qualche modo. E anche maniaco depressivo, se è per quello. Ma le definizioni possono aumentare a dismisura. Non siamo forse tutti un po' di questo e un po' di quello? Malati, voglio dire
BF- Parli per sé
AM- Preferirei tornare a parlare di estetica, perché questo argomento in cui ci siamo infilati mi mette in agitazione. Vede, io lo so di avere bisogno di aiuti chimici. Queste margaritas, in fondo...
BF- GNOM
AM- …mancanze proprio a livello fisico-chimico. Datemi dei noradrenalino simili, penso spesso, accidenti a voi, dei simpaticomimetici, datemi degli inibitori della monoammino ossidasi, degli anti-MAO, si leggeva sui foglietti, L-dopamine, timolettici, efedrine, ah come respiro!, pervitine, simpamine, methedrine, desoxyne, preludine, anche col purgante...
BF- Senta
AM- …e invece, accidenti alla deontologia medica, accidenti a chi li paga, accidenti a loro, brutti schifosi
BF- Senta
AM- Perfidi. Non hanno mica capito che per me questa chimica è come un cuscino sotto il culo del bambino che deve sedere a tavola coi grandi... mi basterebbe quel tanto per arrivare all'altezza giusta... Infami! Crepassero tutti come lucertole velenose...
BF- Senta. Si diceva dei grandi maestri. Come mai non ha amori o simpatie fra i pittori dei secoli trascorsi?
AM- Chi? Ah, Tiziano, Veronese, Rosso Fiorentino, Goya, questi?
BF- … Pontormo, EI Greco, Cézanne...
AM- Ma venga via! Sono tutti morti! PIF. Fine. Chi se ne frega. Se davvero erano grandi e importanti facevano a meno di morire. Andati. Alé!
BF- Mah...
AM- Esagero? Ma poi... Chi è che vuole sapere il nome dell'autore di qualcosa? Per che cavolo farsene? E' uguale, no? Guardi, si tratta di un dato importante solo per lo studioso d'arte. Questo sì, è ovvio. Ma l'epoca, il contesto, l'esegesi: tutte baggianate. Il fatto è che ogni miserabilissimo essere umano visitatore di musei o guardatore d'arte vorrebbe passare per un esperto ai suoi propri medesimi occhi, insomma ingannando anche se stesso, anzi se stesso prima di tutti
BF- Sentirsi uno studioso, un intenditore?
AM- …averne l'aria. Immagini di stare attraversando le sale di un museo. Guardi dove corrono gli occhi: alle targhette. L'opera non la vedono neanche. La guardano dopo, eventualmente. Quando già sanno se devono fare la faccia ammirata con la boccuccia stretta. lo dico: importante è l'opera, solo l'opera è importante, è l'opera che resta e ci parla. L'autore è stato un tramite, bene, bravo, chi se ne frega...
BF- Si sta agitando. Non c'è bisogno. Certo è una teoria quanto meno impopolare
AM- Mi sto agitando, sì. Sarà per via... VuoI sapere come mi considero io? Un francescano, ecco come! Le mie rinunce nell'ambito dell'arte sono quelle del santicello alle vanità del mondo. E non mi spiego la difficoltà, anzi l'impossibilità di trovare qualcuno che la pensi come me, eppure mi sembra tal-mente logico ed evidente!
BF- C'è Luther Blisset
AM- Ma è diverso! Sono dei disgraziati
BF- Si ricorderà di quello che diceva Novalis, che è l'artista ad appartenere all'opera e non...
AM- Insomma, va bene, ma sono tutti dei disgraziati... lo non ho intenzione di essere provocatorio, capisce? Mi pare una cosa talmente semplice e ovvia… e poi davvero è contrario ai miei principi conoscere l'autore... m'importa assai!...
BF- In realtà, SNUT, la vita è una grande truffa... Ma pensare che in fondo, Omero, Shakespeare...
AM- Ma venga via!
BF- In effetti c'è una diffusa acquiescenza al convenzionale, a modi di pensiero non critici...
AM- Sì, buonanotte
BF- … o non radicalmente critici...
AM- mh
BF- … e comunque non abbastanza critici
AM- Ecco, a proposito di truffa, mi viene da pensare ad una persona che al giorno d'oggi, naufragato sulla solita isola deserta, inventi, che so, il televisore... no, questo ha bisogno di energia elettrica… diciamo concepisca qualcosa, il giroscopio, che so, un sistema idraulico, diciamo qualcosa... una cosa grossa, una grande invenzione, però già esistente, ma di cui lui non sappia nulla, beninteso. Beh, ecco questa persona non sarebbe riconosciuta come un genio, vero? Non verrebbe… venerata... cosa gli si fa ai geni, non so, li si onora...
BF- Si premia la "prima volta". Questa è una regola. Non si ammettono ripetizioni. A parità di genio è genio chi arriva pri-ma. GNOM.
A Salute. Beh, tutto questo potrebbe essere più spesso evidenziato. Dagli intellettuali - per intendersi -, opinionisti, elzeviristi, commentatori, critici
BF- Quello che la critica, parliamo della critica d'arte, pare fac-cia sempre più spesso è qualcosa del tipo: argomentare sulla base di premesse (esatte, badi bene!) per giungere a conclusioni (oh, quanto a quello, assolutamente incontrovertibili!) ep-pure con un che di guasto, di poco chiaro, di inutilmente enfatico
AM- Ah, come a dire...
BF- Forse non sono molto chiaro
AM- Se ho capito bene... sarebbe come affermare che sta piovendo (come in effetti sta accadendo) argomentando la cosa a partire dalla sconfitta della Fiorentina contro la Juventus (che è un dato dolorosamente esatto). Vero lo spunto di partenza, inoppugnabile la conclusione...
BF- …ma il percorso è totalmente affidato alla fantasia, alla creatività e ai ghiribizzi del critico. La cui funzione sarebbe sospettabile di mercantilismo o piaggeria, se in realtà, e più di frequente, non fosse narcisistica e fine a se stessa, SNUT, ma non per questo meno entropica
AM- L'arte resta nella testa dell'artista. Anche nel caso dei più acclamati capolavori, agli occhi e nell'animo dell'autore essi restano una dolente somma di errori. Che rimarranno ad indicare i suoi limiti e la fallacia della sua tecnica
BF- Ah, ecco un aspetto positivo dell'opera senza paternità. Farebbe piacere all'autore, l'anonimato! ARF ARF. Sarebbe un lenitivo, una via di salvezza
AM- lo penso che nessun pittore sia mai stato soddisfatto al cento per cento... Altrimenti probabilmente avrebbe smesso di dipingere per passare ad altro, a qualcosa di nuovo con cui mi-surarsi
BF- Questo spiega il fatto che non le piace quasi nulla di quello che vede?
AM- O forse sarà l'età avanzata... Ma in fondo siamo quasi coetanei, no?
BF- lo ho compiuto 67 anni. Quindi non credo... In ogni modo è vero che l'arte che vediamo - e torniamo ai nostri giorni - contenga una storia che è già finita, un percorso già esaurito, quando viene offerta ai sensi. Opere - cariche di simboli, rimandi e trame - il cui fascino si accende solo dopo la descrizione degli intenti, la narrazione delle motivazioni...
AM- Non vale per me. C'è solo metà del lavoro quando interrompo la fase fattuale. lì processo creativo si ferma. L'opera riparte da zero. Le mie sono macchie d'inchiostro sulla carta, muffa d'umido sulla parete. Emozioni ed equilibri sono tutti da ricostruire
BF- SNUT
AM- Mi sono dato la zappa sui piedi...
BF- Un amico, uno scrittore americano, molto noto, adesso è morto, mi scriveva qualche anno fa, un po' scherzando, e mi descriveva il mondo dell'arte che un po' frequentava, e commentava questa pittura per milionari. «Chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori e vada a farsi friggere» diceva. Un'arte fiacca, così monotona, così noiosa che noia e opacità erano scambiati per significati reconditi. «Il senso è nascosto così bene, ma così bene che non c'è, non c'è nessun significato». Ma attenzione, diceva, se tu non lo trovi manchi di sensibilità, manchi di anima, e così via, sicché ti conviene trovarlo altrimenti non sei dei nostri. E comunque, se non lo trovi, sta' zitto
AM- Ah, forse ho un'idea di chi sia lo scrittore
BF- Ma non diceva che non gliene importa nulla dell'autore? E se invece fossi io a indovinare la sigla musicale della sua macchina da rispondere?
MS- "Segreteria telefonica". Sentiamo. C'è un premio per chi azzecca l'interprete e un altro per il titolo del brano
BF- Buster Poindexter, o New York Dolls, non so...
AM- Eh! Non male per un ascolto di sei secondi. Sì. E l'inizio di «You've got a personality crisis, baby» o qualcosa di simile registrato dal vivo da qualche parte del mondo. Mi sembrava azzeccato nel mio caso...
BF- SGUIT, davvero! E il premio?
AM- Preparo un'altra margarita mentre lei rattizza il fuoco, professore
BF-
Vien buona anche con il Cointreau al posto del Triple Sec. Ma ci vorrebbe il lime, anche se devo dire che questi limoni sono molto profumati
AM- Sono casalinghi. Nella cosiddetta limonaia di mia mamma c'è una pianta ancora carica, solferina
BF- Eh, le buone cose! Ma naturalmente io preferisco in genere le cose inscatolate. Sono assolutamente più pratiche
AM- Credo di capire quello che intende, direbbero in un film americano. Ha visto le mie riserve di ogni genere? Tonno, gaIlette, ceci, carne, funghi
BF- Per "scatolame" intendo anche libri, musica registrata, film in videocassetta, tutto quello che si può tenere da una parte e usare quando più ci aggrada. Anche questa è libertà
AM- Lei sa che io ormai non vado più a concerti o spettacoli teatrali o cinematografici o conferenze o... insomma sono nella fase del rifiuto del mondo esterno. Le cose? Quando le voglio, se le voglio, e ogni volta che le voglio. Già che ci sono butto in pentola questo Gulash Knorr, mi sembra che sia per quattro porzioni
BF- Quattro, sì quattro. Quant'acqua ha messo?
AM- Un litro
BF- Bene. Penso spesso con un piccolo rammarico che nessuno mi ascolta come si ascolta un vecchio saggio. Ed è un peccato perché io sono un vecchio saggio
AM- Perché dice questo? L'ascoltiamo. Io cerco anche di memorizzare, malgrado la mia condizione di memoria-zero
BF- ANK ANK, non ci faccia caso, mi vengono delle microdisperazioni ma sono molto passeggere. Piuttosto, mi dica, come sono le sue ultime opere? Più tardi si potrebbe andare in studio a vedere qualcosa
AM- E chi si muove più dopo questa bomba a mano che ci stiamo lappando? Del resto il mio lavoro è fatto - SLUP - della materia di cui son fatti i sogni (ah ah)
BF- AH AH... molto bene... mi piace queste cacciate...! AM- … cacciate?
BF- Come dite sempre voi, sempre parlando, «sono cacciate»...
AM- Ah, ho capito, ma non è un'espressione... elegante. E' come dire "sciocchezze, fesserie". Insomma ora, scherzi a parte, ma il sogno, la "materia" del sogno c'entra in qualche modo... No, mi sbaglio, non è la "materia", è la "dimensione". Consideriamo che il sogno si struttura in una sola dimensione…
BF- Scardanelli...
AM- ?
BF- MPF, scusi
AM- […] Non l'ho mai considerata una cosa interessante la prospettiva. In arte, voglio dire
BF- Certo che nel disegno meccanico...
AM- E' un aspetto di forte freno alla creatività perché è una convenzione utilitaristica, ma una convenzione a cui assolutamente non può piegarsi la fantasia, l'immaginazione
BF- La prospettiva è l'orizzonte fantastico dello sciocco, raccoglie i bassi istinti, il bisogno di rassicurazione. E' un aspetto molto umano, fa tenerezza
AM- Una volta pensavo di leggere qualcosa al riguardo. Panofsky? non ricordo bene, devo avere un appunto da qualche parte
BF- E' commovente
AM- Ma poi come si fa a procurarsi tutti questi libri. No, anzi, come si fa a procurarsi tutti i soldi necessari ad acquistare questi libri
BF- Mi fa sentire piccolo e buono. Eh eh. Beh, io sono
pic-colo, fisicamente voglio dire, sono considerato piccolo, e piccolo - o pingue - sono naturalmente associati a buon carattere
AM- Ma non si tratta solo di libri, è chiaro. L'informazione, l'aggiornamento...
BF- No, per la verità piccolo è spesso associato a una sorta di cattiveria, di viperinità. Eh, i piccoli e i disastrati possono essere veramente pestiferi. Oppure molto geniali, naturalmente
AM- Insomma non è facile muoversi senza una solida base finanziaria. Del resto ho sempre pensato che la prima dote di un artista debba essere un'imprecisata ma rilevante quantità di denaro di cui poter disporre liberamente
BF- naturalmente
AM- liberamente
BF- Ma torniamo alle sue opere, anzi ai titoli delle sue opere. Questo si può fare anche restando seduti
AM- i titoli?
BF- Sì, proviamo a commentarli. A spiegarli anche, ma in ogni modo sono curioso di saperne di più. Questo per esempio: «Dernier cri cri»
AM- Ah, spesso comincio con una citazione linguistica, in quale lingua non m'importa molto
BF- Un luogo comune, SNUT, lei parte spesso dai luoghi comuni vedo
AM- e poi con un colpo di reni e un avvitamento… qui mi scarico contro la voglia di essere alla moda. L'idea era di colpire certi... quelli che fanno installazioni, per dire, con scarsissima originalità, ma convinti che sia l'unica cosa da fare perché risponde alle richieste espositive più aggiornate. O quelli che continuano a esporre le solite cose ma in luoghi «fascinosi e non deputati», stalle, limonaie, capannoni, ruderi, una cosa che aborro. Insomma il titolo dovrebbe far sorridere e magari graf-fiare un po'...
BF- Un titolo umorale, più che umoristico. Ce ne sono molti scelti con questo criterio?
AM- Moltissimi. E uno dei miei vizi più incalliti. Senta questo: «Assoluta mediocrità». Siamo a cavallo fra l'aurea mediocritas e l'amara constatazione del rimbecillimento generale
BF- Ma c'era stato anche «Sainte Routine» che mi sembra andasse nella direzione opposta
AM- Già, forse una contraddizione... ma alla fine era uno scherzo per dire quanto accanitamente si cerchi il diverso e quanto invece ci si trovi bene nell'abitudinario
BF- Ma un legame diretto tra il titolo e l'opera?
AM- Non c'è. O meglio: i titoli non spiegano nulla, non aiutano a capire il quadro - chiamiamolo quadro -… In genere nascono insieme, sulla stessa onda emozionale, legati alla musica che sto ascoltando, le letture, le esperienze del momento
BF- Le... GLIP.. bottiglie che sta disvuotando...
AM- Eh, sì, tantissimi titoli sono etilici. E anche tantissime opere lo sono. Ma c'è sempre una lunga preparazione sobria, controllatissima, che precede ogni lavoro. Sconnessa, fuori dalla censura del raziocinio, c'è solo la fase finale, ma è come rovesciare la pentola, con gli spaghetti a giusta cottura, nel co-lapaste. Non c'è mica tanto da pensare, a quel punto...
BF- Vediamo ancora. lo qui trovo un bel numero di titoli riferiti alla morte, insomma.., ecco: «Nemmeno morto»... «Guerriero rinvivito»... «i tempi in cui nessuno moriva»...
AM- Di più, ce ne sono sicuramente molti altri, guardi: «Risurrezione secca», qui da noi si chiama «morte secca» il teschio con le tibie incrociate
BF- Ah, pirati, sì...
AM- Ma anche cartelli di pericolo sui tralicci elettrici, e insomma in generale
un'apparizione, uno spettro, da bambini era la morte secca. E guardi questo: «Nona vita, ultimo respiro», siamo proprio all'ultimo istante di vita, al lumicino. Tutto il giocabile è stato giocato, fino in fondo. Non è ancora morte ma ci manca una frazione di secondo...
BF- Ah, ma è impressionante!
AM- Per niente. Abbiamo tutti sperimentato la morte...
BF- Ah, SNUF, io ancora questo non posso dire
AM- Da bambini, per esempio quando ci manca il fiato, ci manca la "ripresa d'aria" per il gran piangere o per la difficoltà di ingoiare un boccone. Provi a ricordare. Questo senso di non riuscire a portare in fondo qualcosa, l'assoluta incapacità a terminare qualcosa, l'attimo sospeso, senza un dopo, è esatta-mente la morte, la morte nel suo accadere
BF- Ma lei come può dire una cosa simile
AM- Per via che sono ubriaco fradicio...
BF- Ah sì, allora è possibile, è interessante... Ma questa sostanza alimentare non è assolutamente mangiabile. Fa semplicemente schifo
AM- Ha ragione, questo non è Gulash, non lo darei nemmeno al cane, mi scusi... Forse andava aggiunto qualcosa... Faccio del riso bollito, e un'altra margarita...

 

(fine della prima parte) oppure (continua)

Lola G. Montez è deceduta all inizio del 1997 per complicazioni. Il prof. Biro Fadu è stato recentemente rinchiuso in una clinica austriaca per malattie mentali. Aroldo Marinai è morto suicida - come da sue disposizioni - in data da stabilire, dopo una vita bronga ma illuminata da ars levis.